Dal mondo dell'autrice

Il foro nella diga

 

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Se chiedi ad un gruppo di vegetariani quali siano i motivi della loro scelta alimentare,
probabilmente avrai tante risposte diverse in base al numero delle persone alle quali avrai fatto la domanda.

Ognuno di noi compie, o non compie, una scelta alimentare così importante per le proprie, personali, motivazioni e con i suoi tempi.
I nostri percorsi sono tutti diversi, sono caratterizzati ed influenzati dalle esperienze personali, quindi nessuno ha il diritto di giudicare i tempi e le scelte del prossimo.

Farsi domande, però, è alquanto inevitabile quando si tratta di argomenti e verità che siano sotto gli occhi di tutti.

Così io, da qualche giorno, mi faccio un mucchio di domande.

Quando qualcuno decide di intraprendere un percorso che abbracci un qualsivoglia aspetto religioso/spirituale legato alla natura ed ai suoi ritmi, come può non diventare almeno vegetariano dopo un certo periodo?
Non dico per foza vegano, ma come si può parlare di amore e rispetto per la vita, le persone, la natura e gli animali e poi non preoccuparsi di ciò che si mette in tavola e dal dove e come essa provenga?
Ribadisco che i miei non siano giudizi, ma vere e proprie domande, perché mi è inconcepibile l’idea di scegliare un percorso che richiami l’uomo al proprio ruolo nel ciclo naturale, senza poi considerare che il ciclo naturale noi lo deturpiamo da oltre un secolo.
Come accade che si voglia parlar d’amore, tolleranza e rispetto totali verso il prossimo, ma ignorare del tutto l’eticità delle proprie scelte alimentari?
Mi lmito a parlare di alimentazione poiché il nutrimento è la necessità prima e assoluta del genere umano, ciò che implica vestiario, trasporto ed altro cambia in base alle possibilità e rimane quindi altamente soggettivo.

Fintanto che chiamiamo la Terra e il suo Spirito come nostro “dio”, come possiamo non chiederci cosa noi si stia facendo per essa o come si possa contribuire con piccoli gesti quotidiani a renderle davvero grazie per la vita che ci ha donato?
Impieghiamo così tanto tempo e così tanti sforzi mentali pensando a ciò che riguarda solo l’ecosistema fisico ed emotivo dell’essere umano, e tutto ciò è bellissimo e utile, ma come possiamo trascurare così tanto la realtà dell’ambiente che ci circonda o limitarci a scelte che abbiano poi un impatto davvero effimero su ciò che siamo e che possiamo davvero fare per la Natura?

La mia decisione di divetare vegetariana fu dettata inizialmente da una questione di salute, ma evolse rapidamente in una scelta etica che mi portò a divenir vegana.
L’autoproduzione è poca ma significativa al momento, e aggiungere cose poco a poco mi aiuta a rimanere costante e motivata in ciò che faccio.
Ho davvero un mucchio di strada davanti, vorrei prediligere il consumo di prodotti locali e attenermi molto più alla stagionalità e reperibilità di qualsiasi materia prima, ma come dicevamo prima ognuno ha i suoi tempi e le sue possibilità e sono certa che riuscirò a fare tutto ciò che mi sarà possibile per compiere le scelte meno dannose.
Esattamente come un foro nella diga, la presa di coscienza difficilmente può fermarsi, una volta innescata…

Essere rispettosi al 100% della Natura è utopistico nella nostra società attuale, ma si può sempre fare la scelta meno dannosa.
Esattamente il motivo per cui non capisco perché l’ecologico sia una “scelta” e non un imposizione fatta alle grandi aziende produttrici e distributrici; perché si debba scegliere e pagare a caro prezzo materie prime ottenute a cinquecento metri da casa mentre altre ,ottenute con dubbi -e spesso dannosi- metodi, siano sempre e perennemente in svendita.

Apriamo una parentesi infinita su questi argomenti, ed io stessa ho ancora da studiare molto prima di poter cercare risposte reali e non frasi fatte, quindi lascio a te la parola, perché sono davvero curiosa di sapere quale sia il tuo parere a riguardo.

Prima che tu mi risponda, però, mi piacerebbe tu vedessi almeno il documentario Cowspiracy, che spiega molto bene la questione più pratica dei danni che arrechiamo alla Terra con le sole scelte alimentari.
Sì, il documentario parla degli Stati Uniti, ma la realtà che descrive è mondiale.
Ti avverto non ci sono scene truculente o sensibilizzanti, fuorchè un’unica scena girata in un’allevamento biologico di anantre, verso la fine del documentario.
Lo trovi su Netflix, al massimo puoi fare il mese di prova gratuito e poi non rinnovare l’abbonamento.

Non è mia intenzione innescare discussioni sul chi sia migliore di chi, ci mancherebbe, perciò se tu che leggi ti senti chiamati in causa, ti prego di non offenderti e di rispodere, piuttosto 🙂
E no, non sono un’attivista e rispetto il pensiero e le scelte altrui, tant’è che il mio compagno è onnivoro e nessuno dei miei parenti & amici è mai stato obbilgato o forzato a farmi compagnia nella scelta alimentare, quindi ti pregherei di evitare nei commenti ogni qualsivoglia cliché sul vegano che rompe le scatole all’onnivoro, grazie 😉

 

Immagine presa di Internet

 

 

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