Opoponax Tales

Il Gatto Verde Acqua

Hai mai viaggiato scalzo?
Hai mai nuotato con i delfini, scalato un ghiacciaio, attraversato una foresta di notte seguendo soltanto la scia delle lucciole?
Ti sei mai imbarcato su una nave pirata, hai mai camminato lungo le Spiagge di Zucchero o visto sorgere il Sole dall’alto dei Monti Rotondi? Dicono che sia uno spettacolo da perderci il fiato.

A Vanillantea, il piccolo mondo a sinistra della Luna, quasi tutti gli abitanti hanno fatto almeno tre di queste cose.

Certo, in un mondo pieno di Magia è facile riuscire a trovare una nave pronta a salpare quando ne hai bisogno, e di certo non si fa fatica a spiegare alle lucciole dove tu debba andare così che ti guidino lungo la strada più breve.
Il segreto è lo stesso di tutti gli altri mondi: nella Magia ci devi credere, altrimenti si spegne e le stelle cominciano a cadere una ad una.
Così anche lì, dopo tanti anni felici e spensierati succedeva che, di notte, qualche stella si affievolisse e si lasciasse andare al suolo come le foglie in autunno.
Il gran consiglio dei Re e delle Regine che unisce i vari regnanti di Vanillantea, non riteneva la situazione preoccupante: dopotutto non si erano mai verificati grossi problemi e, di stelle, il cielo ne era pieno.
Nonostante tutto, c’era una fata che riteneva la situazione non fosse trascurabile.
Laleehandra era una fata selvatica che abitava nel fitto della Foresta Lunatica, un luogo incantato che cambia aspetto ogni volta che ne ha voglia.
Le fate selvatiche sono un po’ diverse dalle fate comuni, vivono immerse nella natura e si prendono cura di piante e animali; di solito cercano di evitare le grandi città o le persone, spesso nei loro viaggi si rendono invisibili, eppure sono grandi amiche dei bambini, ai quali si mostrano volentieri o fanno loro visita in sogno.
Ad esser sinceri il nome completo della nostra fata sarebbe “Laleehandra-Katrinity-Leopold, Figlia-di-Alce-Azzuro, Falce-di-Luna-del-Lupo-Cobalto, Colei-che-danza-con-lo-Scorpione,” (alle fate selvatiche piacciono i nomi pittoreschi e pieni di titoli che raccontano un’intera storia), ma noi ci accontenteremo di chiamarla Lale.

Lale aveva ereditato dal nonno esploratore una Mappa del Cielo ben dettagliata, di parecchi anni prima, che mostrava molti più astri di quanti se ne vedessero in quelle notti, dimostrando una cospicua differenza fra i cieli di ieri e quelli di oggi. Si era adoperata per spiegare i suoi timori al consiglio, ma i Re e le Regine avevano ritenuto, ancora una volta, che non vi fosse nulla di cui preoccuparsi.
Lei era stata cresciuta dai nonni in una casa sperduta nella foresta e da quei luoghi era uscita poche volte persino ora che loro non c’erano più.
Come tutte le fate selvatiche, era di natura introversa e solitaria e cercava di evitare i luoghi troppo affollati dagli umani, preferiva la compagnia di animali e creature magiche, così quando ebbe bisogno di un consiglio sul da farsi si rivolse alla sua amata foresta. La Foresta Lunatica le suggerì che, trattandosi di una buona causa, avrebbe dovuto far qualcosa per aiutare la Magia, e per farlo avrebbe dovuto imparare un po’ di coraggio e decidersi a viaggiare per la contea.
Lale dunque pensò che la cosa più utile da farsi fosse provare a parlare direttamente con le stelle e capire come poterle aiutare a non spegnersi; prese la Mappa del Cielo che il nonno le aveva lasciato, qualche biscotto e un paio di mandorle (“che possono sempre tornare utili”, le raccomandava spesso la nonna) e si recò alle Pendici dell’Arcobaleno. Lì, appena dietro una cascata, si trova un’alta scala formata da tantissime altre scale dalle sagome più variopinte che portano fino al Salotto delle Nuvole, una piccola sala da tè fluttuante nella quale è possibile chiacchierare con gli abitanti del cielo.
Armata di buona volontà, la fata cominciò a salire la scalinata ma durante la salita vi fu un gran temporale che scosse l’intera scalinata, attorcigliandola ora a destra ora a sinistra, così Lale si perse tra scalini, pioggia e nubi e quando tornò il sereno si rese conto di essere capitata in un isola sperduta nel cielo, proprio davanti all’ingresso di uno degli Altri Mondi.
Aveva di fronte a sé una porta alta e spigolosa, di spesso legno nero; una bellissima edera grigia si era attorcigliata lungo tutti i cardini fino alla maniglia, che sembrava non venisse usata da parecchio tempo. Si sa che una porta chiusa è una delle cose alle quali le fate difficilmente sanno resistere.
Lale spinse la grossa maniglia e aprì la porta quel tanto che bastava a sbirciare dall’altra parte.

Ciò che vide sembrava un mondo come un altro. Scorgeva in lontananza mari, montagne e quelle che a prima vista parevano essere delle città. Solamente il cielo aveva qualcosa di strano, come un alone grigiastro appena sotto le nuvole, ed i colori erano meno vivaci che nel suo mondo ma, a prima vista non sembravano esserci poi così tante differenze, pensò. Di quanto si sbagliasse, se ne rese conto non appena ebbe varcato la soglia e fatto pochi passi. L’odore di una triste aria senza Magia le arrivò subito al naso e ai polmoni, rubandole tanto potere da trasformarla in un gatto. In quel mondo, di Magia ve ne era talmente poca da far sì che il mondo stesso prosciugasse tutta quella che trovava, pur di sopravvivere.
Terrorizzata e indebolita, tornò immediatamente indietro chiudendosi la porta alle spalle; non appena riuscì a calmare i battiti del proprio cuore si rannicchiò in un angolo e pianse via tutto lo spavento che si era presa. Quando finalmente si calmò, si rese conto che ora che aveva visto cosa poteva succedere in un mondo svuotato dalla Magia, era ancora più decisa a salvare quella di Vanillantea.
Si alzò, fece un bel respiro profondo e con tutto l’incanto che aveva ancora provò a tornare in forma di Fata ma proprio non le riuscì. L’unica cosa che realmente cambiò fu il colore del propio manto, che divenne di un brillante verde acqua, colore inusuale per un gatto, non trovi?
Il solo lanciare uno sguardo verso quel mondo l’aveva privata di molto potere e chissà quando e se avrebbe avuto di nuovo la sua forma reale. Nonostante tutto non si fece prendere dallo sconforto, continuò a salire saltando di nube in nube e, usando un’antica canzone delle fate, chiese un passaggio ai corvi perché l’accompagnassero fino al Salotto delle Nuvole.
Quando finalmente giunse a destinazione, trovò alcune stelle che le offrirono un delizioso tè alla vaniglia e dolcetti alla cannella. Pasteggiarono insieme e quando la fata espose i suoi dubbi e fece le sue domande, le spiegarono che quando qualcuno smetteva di credere nella Magia, loro perdevano pezzi fino a cadere al suolo spegnendo con sé un pezzetto della Magia del mondo.
Purtroppo non si poteva fare molto per evitarlo, continuarono a raccontare, ma si poteva solo sperare che ciò che si era rotto venisse riparato in un qualche modo.
<E come si può riparare la Magia?> chiese la fata.
<Con la Magia stessa> risposero le stelle <ma di più non sappiamo dirti>.
Lale finì il tè e mangiò qualche biscotto, ringraziò e salutò le stelle e si incamminò verso casa.

Strada facendo dovette fermarsi un paio di volte per raccontare a qualche amico folletto  come mai fosse divenuta un gatto color verde acqua e si chiese se la sua amata foresta potesse aiutarla a tornare in forma di fata.
Purtroppo la foresta non ne era in grado di farlo e quando Lale giunse infine nella sua casetta di legno immersa nel fitto degli alberi, si guardò intorno sconsolata: come avrebbe potuto riparare la Magia nelle stelle cadute? Sarebbe mai tornata a conciare le sue rosse trecce e vestire i suoi abiti bianchi oppure sarebbe rimasta un gatto per sempre?
Decise di dormirci sopra e provare a sognare una soluzione.
Non sognò ciò che sperava, bensì la cara vecchia nonna, quella che le aveva lasciato la casa dove ora abitava, che le suggerì di guardarsi bene attorno e seguire il proprio cuore.
Non appena si svegliò, la fata cominciò a cercare in ogni angolo della casa, si preoccupò di controllare ogni sportello di ogni mobile, alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarla.
La nonna era un’abile sarta e quella casa una volta era stata la sua Bottega di Sartoria, quindi era ricca di drappi, fili e tessuti: tutte cose che Lale non avrebbe saputo usare.
In un angolo della sala vi era un antico scrittoio nel quale trovò il vecchio pennino piumato del nonno, quello con il quale trascriveva i suoi appunti e le sue scoperte; trovò anche una fiala di Inchiostro dei Desideri con il quale nonna rispondeva alle lettere del nonno quando lui era lontano da casa perché gli portasse fortuna.
Ecco i due strumenti magici che scelse di usare, per avere sempre con sé i migliori auspici e i più dolci ricordi.

Spinta da un coraggio che mai avrebbe pensato di poter avere, seguì il suo cuore come aveva suggerito la nonna e decise che si sarebbe attrezzata al meglio per riaprire la Bottega, solo che non vi avrebbe cucito vestiti bensì vi avrebbe riparato le stelle cadute con tutta la Magia di fata che ancora le rimaneva.
Si procurò quindi bottoni, carta di riso, pennelli, colori, scampoli di tessuti colorati, fazzolettini (si sa che una lacrimuccia può sempre scappare), caramelle, conchiglie, fiori, spezie, frutta fresca e secca, bustine di tè, tazze di varie forme e dimensioni, una macchina da scrivere, biscotti e pasticcini assortiti, liquirizie, senape ed un ukulele.
Tra tutti questi attrezzi. ciò che davvero non poteva mancare per riparare le stelle cadute era un barattolo di Polvere di Stelle, tanto preziosa quanto difficile da trovare. Per procurarsela sarebbe stato necessario viaggiare e vivere avventure inimmaginabili, ma questo ancora non lo sapeva.
Restaurò la vecchia insegna e la appese fuori la porta, non curante del fatto che fosse un po’ storta, d’altronde si trattava di una bottega di riparazione e il cigolio dell’insegna dondolata dal vento suonava come la musica di un vecchio carillon.
Avvisò tutti i folletti e gli abitanti della Foresta Lunatica dell’apertura della Bottega e si sincerò che ognuno di loro avesse cura di avvisarla qualora avesse visto una stella cadente.

Come realmente faccia, quasi nessuno lo sa. Si sa che ha sempre con sé il pennino piumato e l’Inchiostro dei Desideri.
C’è chi dice usi tele e pennelli, chi giura d’aver sentito della musica provenire dalla Bottega, chi è certo d’aver visto la fata e le stelle cadute disegnare e scrivere a macchina tutta la notte. Qualcuno parla di ago e filo, altri dicono usi incensi profumati fatti a mano con ingredienti provenienti da ogni contea, alcuni invece credono racconti fiabe e favole magiche. C’è persino chi sostiene che vi sia una misteriosa Capanna dei Sogni dentro la Bottega, dove vengano lasciate riposare le stelle trovate nelle condizioni più gravi.
Di una cosa sono tutti certi: da quel giorno molte stelle cadute sono state riparate e brillano ancora nei cieli di Vanillantea.

Così, se dovessi avvistare una stella cadente, non esitare e portala subito da “Laleehandra-Katrinity-Leopold, Figlia-di-Alce-Azzuro, Falce-di-Luna-del-Lupo-Cobalto, Colei-che-danza-con-lo-Scorpione,” anche conosciuta come Il Gatto Verde Acqua.

 

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