Opoponax Tales

Nessa Blackrose

Se hai mai sorvolato in mongolfiera o in dirigibile la Contea Indaco, avrai notato che a qualche ora di cammino, a Nord della Foresta Lunatica, vi è una strana città tutta grigia e sbiadita, rivestita da una sottile nebbiolina dalle inusuali sfumature color dell’ottone.
Si tratta della Città a Vapore, una città caotica, fatta di ingranaggi e macchine a vapore, piena di gente indaffarata a correre qua e là, che sembra non curarsi d’altro se non del proprio daffare.
E’ una città piena di ingegno, dove vengono costruiti la maggior parte dei dirigibili che vedi volare nei cieli di Vanillantea; da questo luogo provengono numerosi inventori, e molte delle macchine a vapore conosciute sono state ideate o costruite qui.
Tra le sue mura fortificate vi sono grandi fabbriche di ingranaggi e musei del vapore; i migliori venditori giungono da ogni angolo di Vanillantea per cercare i più pregiati componenti meccanici da rivendere sulla Rotta dei Mercanti.
L’intera città e persino i suoi abitanti sono un po’ sbiaditi, fatta eccezione per la Torre di Loto, unico edificio colorato che puoi trovarvi.Eppure quella torre non è sempre stata così colorata…

Non molti anni fa nasceva e cresceva nella Città a Vapore una giovane ragazza dai capelli corvini. Il suo nome era Nessa, ed era l’unica figlia della prestigiosa famiglia di orologiai della città, i Blackrose.
Era cresciuta fra merletti e gonne a palloncino, seguendo i ritmi scanditi dal poderoso Orologio dell’Obelisco che troneggiava severo sul campanile; correva su e giù come tutti gli altri abitanti, sempre intenta a partecipare ad appuntamenti, eventi, balli e ricorrenze alle quali non si poteva mancare.
Essere la più giovane esponente di una così rinomata famiglia era un compito difficile, tutti si aspettavano da lei che fosse sempre all’altezza della situazione e che portasse avanti il buon nome della casata, finendo per fare un mucchio di cose delle quali non le importava poi granché, cose che faceva volentieri per amore dei suoi genitori ma che non le lasciavano nemmeno un po’ di tempo per sé.
Doveva infatti curare la contabilità del negozio di orologi di famiglia, prendere gli appuntamenti per le riparazioni ed i restauri, presenziare ad ogni conferenza sulle scienze del vapore, partecipare ad ogni ballo o festa che si organizzasse in città per rappresentare la propria famiglia, organizzare le riunioni del club del ricamo e dell’uncinetto, curare le mostre del Museo delle Pendole e fare da guida ai turisti che venissero a visitarlo…insomma, non aveva mai un minuto libero.
Come se non bastasse, Nessa aveva una fastidiosa tosse che l’accompagnava da quando era bambina, poco importava se usasse sciroppi o pozioni per curarla. Nessun dottore aveva mai trovato la giusta cura e lei si era abituata a conviverci nonostante il fastidio, per non crear troppo disturbo ai suoi familiari.
Un bel giorno, mentre camminava per una strada affollata, una balza della sua gonna rimase impigliata in un oggetto, e Nessa dovette fermarsi a liberarla.
L’oggetto in questione era un orologio da taschino tutto ammaccato con una sola lancetta, per di più non funzionante, che si era impigliato nel pizzo e non voleva saperne di sfilarsi da lì.
Rimase ferma a tossire e litigare con gonna e cipollotto per un bel po’, ed era preoccupatissima per l’enorme ritardo che stava così accumulando.
Quando finalmente riuscì a sbrigliare l’abito, corse ad adempiere ai suoi doveri, decidendo che avrebbe portato l’orologio rotto con sé per ripararlo l’indomani con le sue stesse mani.
La mattina seguente, alla torre di famiglia, controllò l’agenda per capire quanto tempo avesse prima del primo appuntamento della giornata e cominciò la riparazione, certa di riuscire ad esser comunque puntuale nei suoi impegni.
Non si aspettava affatto ciò che successe in seguito.
Il lavoro si rivelò molto più lungo e difficile del previsto, tanto da farle perdere la cognizione del tempo, facendole saltare un turno di lavoro in negozio, una visita guidata al museo, un appuntamento con il dottore, un convegno, un tè con le amiche e  addirittura un ballo di gala.
Dopo ore ed ore di tentativi falliti il cipollotto non funzionava, non era riuscita a trovare una seconda lancetta che montasse correttamente sul perno, e quell’unica presente non voleva saperne di muoversi ma sembrava fare quel che voleva, spostandosi in senso orario oppure antiorario senza rispetto alcuno del rotismo degli orologi comuni.
Nessa stava per arrendersi all’idea di non essere affatto in grado di ripararlo, perciò fece per riporre via l’orologio rotto, quando si accorse che nella cassa erano presenti delle piccole incisioni.
Impossibile non averle notate prima, sembrava quasi fossero apparse in quel preciso istante, pensò la ragazza.
Prese una lente di ingrandimento e cominciò a trascrivere ciò che vi leggeva:
“Il Tempo si concederà solo a chi concederà Tempo al Tempo”.
osservò Nessa.
Corse a prendere un bicchiere d’acqua fresca per calmare la tosse e subito ritornò al tavolo da lavoro e al cipollotto.
Esaminando meglio la cassa in cerca di altre parole, scoprì una seconda ed una terza calotta un po’ arrugginite che faticò ad aprire. All’interno della seconda calotta era dipinto uno spettro di colori brillanti, nella gradazione dell’arcobaleno dal rosso all’indaco; nella terza calotta vi era un minuscolo papiro riportante le istruzioni d’uso dell’oggetto, che si rivelò non essere affatto un orologio da tasca bensì un Puntarmonia.
Questo curioso strumento sembrava essere in grado di individuare i colori sbiaditi nelle persone, e indicare la direzione da prendere per poterli riaccendere.
Bastava raccontare al Puntarmonia qualcosa a proposito della persona della quale avrebbe dovuto controllare i colori e averla abbastanza vicina affinché l’oggetto potesse funzionare al meglio, aprire la calotta con lo spettro dell’arcobaleno e osservare come si sarebbero modificati i colori; dopodiché la lancetta avrebbe indicato la strada da percorrere per trovare la migliore soluzione per riaccendere le tonalità sbiadite.
A Nessa tutto ciò sembrava assurdo, in fondo a cosa sarebbe servito guardare i colori nelle persone?
Tuttavia decise di fare una prova e raccontò qualcosa di sé al Puntarmonia, chiedendogli di controllare i suoi colori.
Sotto gli occhi stupiti della ragazza, lo spettro di colori cominciò a modificarsi fino a mostrarle un arcobaleno sbiadito e spento come tutto il resto della città, e una vocina lontana, come sperduta nell’orecchio sinistro di Nessa, cominciò a spiegarle che se avesse continuato a correre così tanto, non avrebbe mai imparato a godere della calma e della serenità del blu, oppure della vivacità del giallo o della saggezza del viola dentro di lei.
Il Puntarmonia stava comunicando con lei, attraverso i pensieri.
In un istante Nessa capì perché l’iscrizione era apparsa improvvisamente sulla cassa del Puntarmonia: mentre tentava di ripararlo aveva vissuto il presente senza preoccuparsi di cosa avrebbe dovuto fare dopo o di cosa aveva fatto prima, aveva concesso a sé stessa di essere in armonia con il tempo. Ecco cosa significava l’enigmatica frase.
chiese la ragazza al prezioso strumento.
La lancetta cominciò a vorticare fino a fermarsi in una precisa direzione. Era ormai calato il buio ma Nessa prese una sciarpa leggera, una borraccia e decise di seguire le indicazioni che la condussero fuori casa, lungo tutta la città, fino ad un campo di papaveri illuminato dalla sola luce della Luna.
Il Puntarmonia le segnalò di fermarsi, e lei cominciò a cercare con lo sguardo un oggetto da trovare, una porta da aprire, un baule o un forziere forse?
Ma lì, in quel campo di papaveri in piena notte non v’era nulla se non un dolce e sinuoso dondolio di sfumature blu, rosse e viola che danzavano al ritmo di un fresco venticello.
Non sapendo cosa cercare, Nessa si sedette tra i fiori e cominciò ad osservarli, dondolando la testa insieme a loro e prendendo parte a quella danza di di luci e colori. Rapita dalla magia del momento si rese conto che, da quando era uscita di casa, non aveva tossito ancora una volta. pensò.
Dondolò così tanto con loro da cadere addormentata sull’erba.
Il mattino seguente si svegliò e osservò il Puntarmonia. Il blu adesso era brillante, gli altri colori erano un pochino più vividi, e la tosse sembrava come sparita.
Non poteva essere una coincidenza: quel blu che si era acceso in lei l’aveva come guarita, ne era certa!
Tornata alla torre di famiglia, Nessa raccontò tutto ai suoi genitori, mostrò loro lo spettro dei propri colori e decise che non avrebbe più continuato la vita di prima, fatta di impegni e scadenze meccaniche, e che da quel giorno avrebbe cercato di riaccendere i colori, senza più seguire i ritmi di qualcun’ altro.
Da principio non fu semplice rimandare gli impegni o non partecipare a balli e convegni, ma  man mano che il tempo passava e Nessa usava il Puntarmonia, una nuova luce brillava nei suoi occhi, tanto bella e contagiosa da convincere l’intera famiglia a lasciarle seguire la propria strada.
La ragazza non solo riuscì a riaccendere il proprio arcobaleno, ma aiutò anche alcuni suoi amici a ritrovare i colori nei loro cuori.
Divenne chiaro che il suo futuro era legato al Puntarmonia, così nonno Blackrose spostò il negozio di orologi e lasciò l’intera Torre di Loto all’adorata nipote, che ne fece il suo studio di ricerca, punto di riferimento per tutti coloro che avessero avuto bisogno del suo aiuto.
Le insegnò a costruire le complicate Perle Armoniche nelle quali racchiudere preghiere e buoni propositi per poterle portare con sé durante le sue missioni poiché, ne era certo, ne avrebbe avuto bisogno.
Nessa, da canto suo, ripose gonne e merletti nel baule in soffitta, e cominciò a vestire con stivali e vestiti comodi che non si impigliassero nelle lancette degli orologi, e i suoi genitori le regalarono un marsupio speciale, tanto piccolo fuori e immensamente spazioso dentro, così che potesse viaggiare leggera.

Non ci volle molto perché in città si spargesse la novità e, da un giorno all’altro, cominciarono a presentarsi alla sua porta sempre più persone dai colori sbiaditi che volevano vedere la famigerata ragazza con la bussola dell’arcobaleno o avevano bisogno del suo aiuto.
Da quando il Puntarmonia era entrato nella sua vita, Nessa aveva imparato a camminare guardandosi intorno, osservando la gente intorno a sé e cercando il modo di aiutare il prossimo.
Decise di colorare l’intera torre, rendendola immediatamente riconoscibile in quella città tutta sbiadita, tanto che tutt’oggi la si vede benissimo anche da lontano o addirittura dall’alto.
In tutta Vanillantea è risaputo che, ad ogni ora del giorno o della notte, la porta di Nessa Blackrose è sempre aperta per coloro che abbiano bisogno di lei.
Capita spesso che i visitatori vogliano passare davanti alla Torre di Loto per ammirare le sue sfumature o anche solo per lasciare un mazzolino di fiori freschi davanti alla porta come segno di ringraziamento e di buon auspicio alla Ricercatrice dei Colori Perduti…

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