Tra Voce e Anima

Respirare l’orizzonte

respirare-orizzonte

Connessione“.

Una parola potente e solida che si ripete, si ripete e si ripete lungo il sentiero che si snoda in bilico tra voce e anima, parola che spesso è spunto di riflessione.
Mentre camminavo nei miei amati campi e respiravo questa piacevole aria simil-primaverile, mi sono persa in alcuni pensieri.
L’orizzonte libero, con il cielo a perdita d’occhio mi rigenerano ogni volta che esco a passeggiare, come fossero dispense infinite di energia a disposizione di chiunque.

Il lavoro sulla propria voce è fatto di tappe interconnesse fra loro, sto cercando di elaborare una mappa da mostrarti così che possa farti capire cosa intendo.
Durante il viaggio mi trovo spesso, spessissimo a confronto con questa parola ed ogni volta mi stupisco dell’enorme lavoro che si celi dietro ad un semplice concetto.

L’unione che presuppone la connessione non si limita ad essere un contatto, bensì una fusione quanto più consapevole di molteplici processi che avvengono più o meno consciamente dentro di noi.
Come in una matrioska la connessione interessa il respiro e da esso si muove circolarmente includendo in questa spirale tutta una serie di meccanismi fisici e mentali che, equilibrandosi, generano il canto e l’espressione libera.
Così come per connessione intendiamo la straordinaria capacità di danzare la voce in ogni suo “registro” -termine da usare con le pinze-  ed ogni suo colore, tanto per connessione intediamo la sensibilità propriocettiva che ci consente di sentire e muovere respiro e vibrazioni all’interno del nostro corpo sapendo sempre “dove” e “come” stiamo suonando.

La primissima delle connessioni che interessano la voce è quella con il proprio respiro, argomento sul quale spesso ci si sofferma poco in fase di insegnamento/apprendimento.
Chiarire il concetto di diaframma e allenare il respiro sono due cose diverse: in più occasioni mi sono imbattuta in insegnanti & affini che facevano del respiro l’argomento di una mezza lezione, con libro -o mano- sulla pancia da far salire e scendere, giusto il tempo di capire e sentire “l’apnea” e poi nulla più al grido di “respirare con il diaframma diviene automatico con il tempo”.
Cosa vera, lungi da me contraddire questa affermazione ma,dal mio punto di vista di viaggiatrice, questo può non bastare come approccio.

La respirazione costo-diaframmatica è base solida per appoggio e sostegno delle note e fin qui non ci piove.
Lavorare sul respiro è scelta consapevole e responsabile di concentrarsi su sé stessi, sul proprio corpo, sulla propria mente e sulle proprie emozioni; ascoltare l’aria che si muove dentro di noi e seguirne il percorso attraverso il corpo è di per sé un esercizio importante per qualsiasi artista perché l’arte parte da dentro e quel dentro spesso lo si trascura.
Ascoltare il proprio respiro  è di per sé una forma di meditazione, predispone all’ascolto interiore, aiuta la concentrazione e infonde calma e lucidità.
Dedicare ogni giorno qualche minuto all’ascolto del respiro dentro sé stessi è una potente forma d’amore.

Viaggiare attraverso la voce e l’anima mi fa capire di quanta semplicità si componga l’arte e di come la si complichi quando si ascolta tutto ciò che sta fuori di noi, affannandosi alla ricerca di presunte perfezioni o medicine miracolose, senza badare a ciò che dentro danza selvaggio e chiede solo di uscire libero.

Quindi, disegno sulla mappa questa tappa fondamentale: il respiro.
Ci tornerò spesso, perché sono una musifavolista in viaggio e, se tu mi leggi, stai viaggiando insieme a me, quindi prepara una mappa anche tu: il viaggio rende liberi e chissà quanti sentieri e quanti mari incontreremo strada facendo…

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