Tra Voce e Anima, voce selvaggia

Silenziose ispirazioni

23.3.17

“Perché siamo così spaventati di arrenderci, di lasciar andare e liberare la nostra voce?
Perché siamo trattenuti nel passato, nella nostra identità, in quello che stiamo facendo, in quello che abbiamo e in quello che possediamo.
Siamo trattenuti da quello che crediamo di essere.
Siamo trattenuti nelle abitudini e nelle credenze negative.
Siamo trattenuto da ciò che è sicuro e da ciò che già sappiamo e crediamo.
Abbiamo paura dell’ignoto sebbene sia il luogo dove dimora Dio.”

K.Schelde

Queste parole, nella loro semplicità, mi hanno colpita per la verità che raccontano.
Credo che alcuni percorsi sulla vocalità siano un richiamo al sacro dentro e fuori di noi perché educano profondamente all’ascolto ed al silenzio.
Sviluppare la capacità di ascoltare implica imparare a stare fermi, a stare nel qui e ora centrati nel proprio presente.
Il mio percorso di studio è (ri)partito da qui perché prima di liberare la voce bisogna percepire il luogo ed il modo in cui si genera il nostro suono.
Bisogna cercare o creare le relazioni fra corpo, voce e anima che partono dal basso, dai piedi, dal centro coccigeo, dalle nostre radici rosse e per farlo serve sapersi ascoltare.

Ho avuto la fortuna, parecchio tempo fa, di incontrare una persona che mi ha fatto riflettere sull’atteggiamento dell’ascolto nel canto e mi sono accorta di quanto il tutto combaciasse con il percorso di crescita individuale.
Certo tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, come si suol dire, quindi non basta leggere una frase o un libro o partecipare ad un seminario per imparare ad ascoltare sé stessi o il prossimo: serva la voglia di farlo.
Ascoltare il proprio silenzio è difficile ed è solo il primo passo: dopo l’ascolto arriva la necessità di starci in quel silenzio, con tutto il dolore e tutta la scomodità che ci portiamo dentro.
Mentre ci stai (o provi a starci) arrivano il giudizio, la paura, la rabbia, i ricordi e tutta la gamma di emozioni che, in quello stesso silenzio, ci avevi sepolto.
Da qui in poi bisogna abbracciare varie forme di perdono e di amore e preparasi al coraggio dell’affrontare l’ignoto.
Come fosse un tuffo ad occhi chiusi da dentro a fuori di te.

Dal silenzio c’è una rinascita di suono e da quella rinascita in poi nulla sarà come prima.
Bisogna tenere cuore e orecchie bene aperti, imparare a percepire il corpo come un enorme strumento in scala naturale e rispettarlo in quanto tale.
Da questa consapevolezza può crescere una nuova idea di suono e musica dentro e fuori di te ed è facile che persino il mondo di fuori non sembri più lo stesso!
Sembra incredibile ma è davvero così.

Quando cominci a percepire il tuo suono come un ponte di collegamento corpo-anima-voce, improvvisamente anche tutti gli altri suoni sembrano nuovi, diversi, ognuno con una storia da raccontare.
E sono queste storie ciò che voglio imparare ad ascoltare e cantare in questo mio percorso di Musifavolista alla scoperta della Voce Selvaggia.
In questo disordinato sito raccolgo gli appunti del mio viaggio, condividendo con te idee, scoperte, esercizi ed esperienze.
Se vuoi farmi compagnia o condividere con me le tue idee, scoperte, esercizi ed esperienze, scrivimi pure quando e come vuoi, mi piace scambiare opinioni e pareri 🙂


Ci tengo a precisare, per amore della trasparenza, che lo studio tradizionale del canto e la ri-scoperta della voce selvaggia siano due percorsi paralleli ben distinti fra loro per finalità e metodo.
Con le mie parole non voglio mai, in alcun modo, sostituirmi ad insegnanti di canto di tecnica alcuna; faccio riferimento alla mia formazione ed ai miei studi in corso sulle materie delle terapie sonore, della voce-terapia nonché alle esperienze che faccio nel mio quotidiano.

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